Ferma a Treviso, Conegliano, Sacile … Como, Lainate, Chiasso.

Ci siamo dati appuntamento alla stazione alle 11 in punto. L’accordo prevedeva di prendere il primo treno in partenza, qualunque fosse la direzione e di scendere all’ultima fermata. Quello che non avevamo previsto stupidamente, era che allo stesso orario partissero due treni. La stazione non era quella di una grande città, anzi, ma la possibilità di tale evenienza avremmo dovuto pensarla.
L’accordo prevedeva di salire sul treno e di cercare con lo sguardo chi avrebbe potuto corrispondere a quell’uomo o, nel tuo caso a me.
Salii sul treno, destinazione Udine.
Ti trovai immediatamente, o almeno così continuo a credere.
Il treno era uno di quelli abbastanza moderni, ti vidi, c’era un posto libero non molto distante da te.
Aspettai qualche minuto prima di guardarti per bene e di cercare uno sguardo, una ricerca, una sospensione anche sul tuo volto. Nulla.
Avrei dovuto desistere, ma sono certa, quello eri tu, sei tu.
Tolsi gli occhiali da sole, quei ridicoli occhiali che Giovanni mi ha convinta a comprare.
Tu sedevi tranquillo. Non ti avevo visto tra i passeggeri sul marciapiedi, ma ero certa, eri salito alla mia stazione, magari pochi istanti prima di me, eri tu.
Quando le persone scrivono usano una voce che detta e quando gli altri le leggono devono trovare quella precisa voce, altrimenti non c’è storia. Io ho una fissazione per le voci, anche per quelle che leggo. La tua mi diceva che saresti stato così, così come quell’uomo su quel treno, diretto a Udine insieme a me.
L’accordo prevedeva “Nemmeno una parola, guardare e basta.”
Io ti guardai un bel po’. Sedevi sbilanciato sulla destra, per via delle gambe accavallate. Non tutti gli uomini lo sanno fare, tu sì. Decisi di non curarmi dell’abbigliamento, ma osservai le scarpe. Da qualche tempo avevo capito che di un uomo devono piacermi le scarpe prima di tutto il resto. Tu ne indossavi un paio blu scuro, con i lacci, un po’ alte sulla caviglia, credo di Paul Smith. Sorrisi. Salendo osservai la mano sinistra che ti copriva il ginocchio. Portavi una fede che dava l’impressione di essere nuova. Devi essere uno di quelli che la tolgono in casa e durante la notte. La visione d’insieme mi diceva che sei di statura media, longilineo, un fisico equilibrato, normale, anche se mi rendo conto che normale non significa nulla. Passai al volto. Sì, eri tu. I capelli che in un vicino passato dovevano essere neri, macchiati di grigio ma disordinatamente, mossi, quasi ricci. Un volto magro ma non ossuto. Attorno agli occhi tante rughe di espressione.
Fu allora che incrociai il tuo sguardo, ma fu un attimo, un attimo sufficiente per vedere che sono bellissimi, scuri, intelligenti, quasi beffardi. La bocca equilibrata, di un tono scuro, con il labbro superiore sottile e quello inferiore più carnoso. La tenevi in un modo particolare, come se sentisse la mancanza di una sigaretta o di un bacio. Sulle guance un segno di barba. L’insieme del volto era gradevole, l’insieme del corpo, il suo stare, l’ingombro rimandavano a qualcosa di solido, di terreno, di umano.

Ecco questo tu sei, per me.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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44 risposte a Ferma a Treviso, Conegliano, Sacile … Como, Lainate, Chiasso.

  1. rodixidor ha detto:

    Senza indecisioni presi il treno per Belluno, non l’avevamo concordato ma ne ero sicuro,, avresti scelto uno di quei trenini piccoli, di quelli che vanno ancora a diesel e che a fatica si arrampicano nelle valli fra montagne che sembrano irraggiungibili sbuffando. Ma i pochi vagoni erano abitati solo da studenti, ragazze e ragazzi imbacuccati nei loro giubbotti, coccolati dai loro mp3 che parlavano di università e di futuro, mi sentii fuori posto. Guardai fuori quel fiume in fondo alla valle.,ma tu non c’eri. Ti vidi a Feltre, quando gran parte dei ragazzi sciamarono via lasciandoci nel silenzio. Come avevo fatto a non vederti ? Eri lì, qualche sedile più avanti, di spalle nel tuo cappottino rosso, dal berretto di lana nero calato sul capo uscivano un po’ di riccioli d’oro. Mi batteva il cuore quando attraversai il corridoio, mi venni a sedere di fronte, ma non proprio di fronte che era troppo, sul sedile accanto al finestrino, nella fila di fronte a te. Composta,, esile e piccole tenevi le mani sottili, pallide, giunte sullo zainetto di cuoio sulle ginocchia. – Buongiorno- ti dissi – Mi guardasti mostrandomi due occhi cerulei ed allegri e rispondesti: “Ciao” con voce esile ma squillante. Non so perché, guardai fuori su quel picco alto e roccioso dove roteava un grosso uccello e dissi: “Sai, un incontro è solo una idea”.

    Spero non ti dispiaccia abbia provato ad aggiungere un epilogo al tuo post già molto bello e fantasioso. 🙂

  2. Cazzo, ho sbagliato vagone.

  3. bello. bello bello. (como –> lainate –> chiasso però mi sa di treno un po’ schizofrenico… ;))

  4. Noto solo ora. Interessanti anche i tag di questo pezzo…

  5. tilladurieux ha detto:

    Ah che bello. Ci sono sempre tanti treni qui.
    E stazioni che conosco bene.

  6. menteminima ha detto:

    ci fosse un verbo giusto!

  7. ili6 ha detto:

    Rimarrà un in/considerevole dubbio? Ma no, era lui. E poi, cambia poco le cose.

  8. TADS ha detto:

    è il più intrigante esito di una TAC che si sia mai scritto 😀

    TADS

  9. newwhitebear ha detto:

    Bello. Quasi quasi ti rubo l’idea per costruirci intorno un piccolo racconto.
    Non ci avevo mai pensato di usare questo escamotage di prendere il primo treno in partenza dopo un certo orario e cercare di scoprire il lui o la lei.
    Complimenti

  10. massimolegnani ha detto:

    questa è una piccola meraviglia.
    occhio, non mi interessa se davvero sei salita su quel treno, mi interessa e molto il modo con cui hai raccontato, l’accuratezza dei dettagli che anche il lettore si ritrova lì a vagliare quello che tu
    (e inevitabilmente il lettore con te) hai deciso perentoriamente essere il “soggetto”, il modo e anche il tono che usi, un ibrido tra il sognante e il cocciuto.
    anzi mi piace pensare che questa trama, avvincente nella sua semplicità, sia frutto della tua fantasia.
    complimenti e scusa il commento un po’ confuso, ma ho fatto la notte e mi lascio guidare dall’emozione.
    ml

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