Il caffè nella mia testa. Copio da FarOVale

FarOVale ha scritto un bel post al profumo di caffè, mi ha ricordato quanto io lo ami.

Maria era mia nonna. Sette figli, uno dopo ogni ritorno a casa di mio nonno che ha fatto anche la guerra d’Africa.
Il caffè di mia nonna era una esperienza sensoriale. A me non piaceva ma lo bevevo. Da quelle parti, su, su al Nord Est i bambini stavano in un posto tutto speciale che non era il centro ma sapevano di essere al posto giusto. A quel tempo i bambini di quelle parti bevevano caffè, vino, caffè e vino insieme e ascoltavano una varietà illimitata di bestemmie senza poi ripeterne nemmeno una.
Mia nonna preparava il caffè alla turca. Me lo serviva a colazione in una grande tazza bianca senza manici, di quelle che esistevano anche senza l’Ikea. Al caffè aggiungeva una dose adeguata di vino rosso. Il risultato era orrendo ma lo bevevo.
La variante del dopo pranzo consisteva nell’aggiungere la grappa al posto del vino. Nemmeno così mi piaceva ma lo bevevo.
Mia nonna ha avuto una vita difficile fatta di lavoro duro, figli e tombola. Non era affettuosa ma era accogliente. Preparava la gallina in tecia più buona del mondo e aveva dei fiori che esistevano solo nel suo orto.
Poi mio nonno è morto di quel brutto male. Ce lo aveva alla gola, probabilmente se lo era conquistato con pazienza fumando trinciato forte. Si chiamava Giovanni. Quando il male si fece stronzissimo non riusciva più a deglutire. Mia nonna cercava di preparargli cibi morbidi ma lui sembrava gradire solo il budino con i biscotti inzuppati nel caffè di mia zia Francesca. Francesca è la donna più solida che io abbia mai visto, l’unione perfetta tra dolcezza e forza, come il suo caffè.
Ho passato giornate meravigliose a casa sua, nel suo giardino e in un appezzamento poco distante , sulle colline, dove mio zio coltivava di tutto. Mio zio, il marito di Francesca, era comunista, così comunista che quando ci dava le uova delle sue galline da portarci in città le incartava una per una con i fogli dell’Unità. Aveva un repertorio di bestemmie che nessuno mai riuscirà a eguagliare. Chiamava mia zia “Femmina” e la amava in uno modo così profondo che riuscivo a capire anche io che ero bambina.
E poi c’era il caffè che portava la bidella alla mia maestra. La mia maestra era una stronza fascista ma io la amavo.
A ricreazione la bidella le portava il caffè in una tazzina a mio parere raffinatissima su di un vassoietto che mi sembrava preziosissimo. Era un rito meraviglioso, che adoravo. La classe diventava al profumo del caffè. Io osservavo affascinata la mano della maestra girare il cucchiaino nella tazzina, prenderla e poggiarla alle labbra. Vedevo in quella scena una rappresentazione politica, di scontro tra classi ma mi piaceva.
Infine c’è il caffè che bevo ogni mattina, fatto con amore, per me che ne bevo un po’ meno di te, perché io ci metto un po’ di latte. Quel caffè per cui ogni mattina mi passi lo zucchero, perché tu non sai che io lo bevo amaro.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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33 risposte a Il caffè nella mia testa. Copio da FarOVale

  1. rO ha detto:

    Che bel racconto. Abbiamo dei ricordi simili. Tu hai scritto di cose che io stavo dimenticando.

  2. edp ha detto:

    Anche il mio nonno si chiamava Giovanni e sono sicura che lo hai incontrato tante volte in negozio assieme a me e alla nonna.

  3. Moralia in lob ha detto:

    Penso che ci scriverò un post anch’io. Bello e commmovente Mente.
    Un abbraccio

  4. tramedipensieri ha detto:

    Bel racconto…si sente l’aroma si qua…

  5. rodixidor ha detto:

    Anche mio nonno si chiamava Giovanni ma penso tu non l’abbia mai incontrato.
    Tombola perchè?

  6. graziaballe ha detto:

    Oh…Giovanni andava per la maggiore eh? Pure mio nonno!
    Sempre belli i tuoi post ricordo.

  7. newwhitebear ha detto:

    Ho commentato quello di RO, commenterò anche il tuo.
    Letto, sorriso e … diamine sto invecchiando anch’io. Ricordo il rito del caffè con la napoletana, quell’oggetto che si doveva essere abilissimi per cogliere il momento giusto per capovolgerla.
    Ovviamente era uno schifo: o troppo forte o troppo acquoso ma si beveva lo stesso.
    Il maestro, ho avuto un maestro, non beveva il caffè in classe ma quello della tua maestra è effettivamente un modo per dire che lei era importante.
    Adesso? Il caffè lo preparo io per tutti. Quindi non posso dire nulla. Parlerei solo male di me.

  8. love2lie ha detto:

    Caffè, vino, grappa, nord est, bestemmie, mogli chiamate “femmina”: quante cose in cui mi ci ritrovo.
    Il caffè ispira proprio il richiamo di una miriade di ricordi, a quanto pare.
    Il post di Ro è molto bello, questo non da meno.

  9. Nyno ha detto:

    Il caffè me lo prenderei
    io
    con
    te

    Nyno

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