leiedio… ripubblico, è di nuovo ora.

Sia chiaro, io non voglio morire.
Smettila di dirmi che mi devo rassegnare.
Odio la parola rassegnazione, schifo la parola speranza.
Non c’è alcuna possibilità di mediazione tra noi.
Vuoi che io muoia come mia madre, uccisa da quella stronza che mi diceva di non mentirle? Ho giurato il falso così indecentemente da diventare credibile. La menzogna è una mia specialità dovresti saperlo. Sarebbe morta da lì a poco e io lo sapevo, ma avevo paura. Quando sai che tua madre deve morire hai paura, una paura infinita, ma dovevo esserci e ci sono stata.
Mi aspettava, mi ha puntato gli occhi addosso, mi ha guardata per fissarmi in quei suoi occhi diluiti, per avermi tutta, per tenermi tutta, pensando di portarsi quell’immagine in eredità in quello schifosissimo chissàdove. Ed è morta.
Forse preferisci che io muoia come mio padre. Mi suggeriva le parole crociate. Era invincibile. Mai sbagliato un quindici verticale. Mangiava come un lupo e dimagriva, faceva l’aerosol con metodo ma tossiva. Non sopportavo che avesse il pigiama in disordine, lavavo e stiravo in continuazione. Poi è stato un attimo. Se uno sta per morire lo si vede dalla nuca. Credo che anche per questo abbiamo gli occhi sul davanti, per non vedercela. Gli vedo la nuca e capisco. Nemmeno il tempo di una cornice concentrica, nemmeno un rebus, giusto il tempo di pisciare. Chi di voi ha aiutato il proprio padre a pisciare Cristo santo! Giusto il tempo di ingoiare le pastiglie che “Dai papà, bevi” e via. Glielo dici tu a mio fratello adesso? Dai, chiamalo!
Non ci penso neppure, non ne voglio sapere.
Sia chiaro a tutti, io non voglio morire.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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47 risposte a leiedio… ripubblico, è di nuovo ora.

  1. Erre ha detto:

    Me lo ricordo come fosse oggi quando hai pubblicato questo post, tristemeraviglioso.

    Piccola… 🙂

  2. momix ha detto:

    “Mi aspettava, mi ha puntato gli occhi addosso, mi ha guardata per fissarmi in quei suoi occhi diluiti, per avermi tutta, per tenermi tutta, pensando di portarsi quell’immagine in eredità in quello schifosissimo chissàdove. Ed è morta.”

    hai descritto con pungente precisione ciò che ho dentro da quel momento…forse un pezzettino di noi se lo sono portato via…

    Neanch’io voglio morire. Non voglio!
    leggendoti t’abbracciavo

  3. bortocal ha detto:

    sconvolgente, lo leggo per la prima volta…

  4. Sun ha detto:

    Letto per la prima volta.
    Lacrime e pugno allo stomaco per un passato che ritorna.
    Se posso, ti lascio un abbraccio.

  5. graziaballe ha detto:

    ricordo, ed è già tempo di ricordare di nuovo. un abbraccio.

  6. massimolegnani ha detto:

    inizio difficile (mi sfugge il dialogo tra chi), il resto devastante, poetico, preciso, condiviso.
    ml

  7. newwhitebear ha detto:

    Letto per la prima volta e l’ho trovato straordinariamente reale.
    A nessuno piace morire, a nessuno in quel momento di trapasso dalla vita alla morte desidera passare di là. Si aggrappa a tutto, anche all’ultima stilla d’aria che entra nei polmoni. Ci si aggrappa con le unghie agli ultimi barlumi di vita.
    Ma il compito più ingrata rimane a chi sopravvive, che deve fingere che non sia arrivato il momento.

  8. vagoneidiota ha detto:

    Ho terminato di leggerlo, su un treno.
    Nelle cuffie, Maxwell – Til The Cops Come Knockin’.
    Ed ho gente intorno.
    C’è chi ride, ovviamente muta. C’è chi parla. Muti anche loro. Chi passa con una borsa più grande del treno, chi guarda il suo palmare, chi il proprio giornale, le notizie stronze di altri.
    Ed io ho le note che passano da un orecchio all’altro, mischiandosi a quel che ho appena letto. Miscelandosi alle tue righe.
    Mi hai colpito. Un pugno. Così violentemente che provo la sensazione di chi è in ginocchio da coglione.
    E chi mi osserva, in questo istante, deve averlo scoperto.
    Forse perché ho gli occhi umidi, un nodo in gola e la voglia di togliermi di qui.
    La tua scrittura è bastarda e prodigiosa. Perché ti afferra, ti scuote nel profondo, muovendo i ricordi, le paure. La vergogna.
    E Rende tutti noi, uguali.
    Til The Cops Come Knockin’ – maxwell.

  9. rideafa. ha detto:

    è scritto con un aghetto intinto da ogni parte del corpo, dentro il midollo, i polmoni, le vene, dentro ogni muscolo, e uno su tutti, quello che mi pare si dica cardiaco.

    poi, dentro, ci ho messo i miei diti che premono e girano dentro le ferite ancora aperte, e ho pensato che io non sono mai stata in grado di dirlo, e volerlo davvero, non voglio morire, in certi momenti in cui la morte di chi ami ti violenta ogni possibile futuro.

    mente, hai scritto una còsa potentissima.

  10. TADS ha detto:

    è la metonimia dell’esistenza,
    più muoiono i nostri punti di riferimento più ci aggrappiamo alla catena della vita come bambini che non sanno scendere dall’altalena da soli

    tutto questo si chiama “crescere”

    TADS

  11. gelsobianco ha detto:

    sconvolgente.
    l’ho letto per la prima volta ora, in questo mio periodo difficile.
    “Gli vedo la nuca e capisco.”
    brava, brava davvero. sai far sentire tutto.
    ti lascio un mio abbraccio vero vero
    gb

  12. Bia ha detto:

    Letto ora per la prima volta. Troppo attuale per non fare male… mi mancano parole. un abbraccio

  13. guido mura ha detto:

    Veramente un bel pezzo. Mi ha fatto pensare a quando ero certo della mia immortalità. Ora non ne sono più tanto sicuro 😉

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