Un mondo nuovo.

“Vorrei conoscere il nome degli alberi, dei fiori, delle erbe selvatiche.”
Lucia mi stava seduta accanto sulla panchina. Dall’altro lato della strada il bosco stava per cominciare.
Disse quella frase e interruppe un silenzio lungo parecchi minuti.
Lucia non mi piaceva ma me ne sono trovato invischiato.
Non mi piaceva il suo modo di impossessarsi dello spazio, mi stava troppo addosso. Disse quella frase allungando le gambe, tirando le punte dei piedi così forte da far tremare tutti i muscoli delle sue gambe e per vicinanza delle mie.
Era stata una pessima idea venire in collina con lei.
Ho conosciuto Lucia in una sala da ballo. Non so ballare, odio quei luoghi ma un gruppo di amici di Franco lo hanno coinvolto in una serata danzante e lui ha praticamente obbligato me a condividere il supplizio.
Lucia ballava benissimo, sembrava volare. Cambiava cavaliere in continuazione. Era lei sempre e comunque a dirigere, a governare la danza. Ogni cavaliere accanto a Lucia perdeva senso, esisteva lì e in quel momento solo per un fatto di etichetta, di regola che non consente a una donna di ballare una baciata, un valzer e ancora meno un tango da sola.
Guardai Lucia tutta la sera ipnotizzato dai movimenti del suo corpo. Fu inevitabile, capivo che come uno stupido insetto mi stavo avvicinando, senza capire il pericolo, ad una carta moschicida.
Fare l’amore con lei non mi piaceva, mi sentivo come uno di quei suoi ballerini inutili e invisibili. Nemmeno il suo corpo mi piaceva. In Lucia c’era sempre un troppo o un troppo poco. Parlava e taceva nei momenti sbagliati, mi baciava quando non ne avevo voglia e spariva quando avrei voluto sentire la sua lingua addosso.
Ora stavamo sulla panchina a guardare gli alberi. Accanto alla nostra panchina ce n’era un’altra occupata da un gatto nero. Dormiva. Sul fianco aveva una strana riga di pelo bianco che sembrava una profonda cicatrice, il ricordo di una battaglia, delle ruote di un’auto, di una tagliola, di una vita persa, una in meno da vivere.
Lucia mi guardò, mi sorrise, mi prese una mano e mi disse: “Dai, torniamo. I nomi delle piante non sono le uniche parole che non conosco. Forse dovrei dare io nuovi nomi alle cose o coniare delle parole nuove per definire quelle cose che non so darti e non so dirti.”

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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28 risposte a Un mondo nuovo.

  1. rodixidor ha detto:

    Bellissima … Lucia. Fa quasi rabbia saperla male accompagnata.
    Ma Trecy Chapmann che fine ha fatto? In questo post non posso criticare nemmeno la musica 🙂

  2. jeiemerwin ha detto:

    Bellissimo… e amo Tracy 🙂

  3. Bugiardo ha detto:

    almeno ha-i fianchi torniti. Lucia intendo.

  4. Bugiardo ha detto:

    e scusami per…vabbe’ hai capito.

  5. edp ha detto:

    Comunque della Lucia che conosco io, tutto si può dir fuorché che ha il culo grosso. Con permesso.

  6. massimolegnani ha detto:

    una delle migliori interpretazioni di Paolo, lo vedevo sulla panchina, indolente, interessato più al gatto che a Lucia, anzi quasi infastidito dalla sua presenza tanto da elencarne i difetti più che i pregi e risultando in quella specie di cinismo assai credibile. Non ce lo dice (da buon bastardo) ma forse alla fine è rimasto sorpreso dalla frase della donna e magari un po’ l’ha riabilitata.
    Qui, tu salto mortale con sdoppiamento. complimenti sei una ginnasta nata 🙂
    ml

  7. newwhitebear ha detto:

    Mi domando: ‘Perché la voce narrante si lamenta di Lucia?’ Non gli va bene niente, quindi la molla e starà in pace con se stesso.
    Complimenti un bel post!

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