Il candidato parli del pranzo di Natale.

– Cucinare è a metà strada tra la matematica e la chimica, ma non può esistere alcuna matematica, alcuna chimica che possano dar vita a un pranzo di Natale. Per fare un pranzo di Natale come dico io, ci voglio io.

Questo diceva mia moglie, ogni anno a fine novembre.
L’ho sposata per le sue gambe e perché ho sempre avuto paura di dormire da solo.
Sembro cinico ma a me pare di poter riassumere così la passione, quella della carne e l’amore, quello che ci fa dormire tra le braccia dell’altro senza alcun timore, che ci fa sentire immortali.
Anna, mia moglie, aveva una vera ossessione per la cucina e per la matematica, per i numeri.
Tutto per lei era riconducibile a quantità da misurare, tutto doveva essere rappresentato con un numero intero, una frazione, una espressione. Aveva una folle attenzione verso i decimali che riteneva fondamentali per la riuscita di un piatto.
Il pranzo di Natale era quindi il perfetto palcoscenico, la prova finale, l’esame che le consentiva di (auto)consacrarsi “Regina della cucina”.
Il pranzo di Natale non era solo una questione di menù, di accostamenti, di tradizione e innovazione, era un fatto di tale rilevanza da assorbire ogni pensiero, ogni azione.
Gli addobbi erano una questione vitale. Ogni anno dovevano variare. Ogni anno dovevano avere un tema, un colore, un materiale diverso. Ogni anno mia moglie calcolava quanti metterne e dove metterli.
Si dovevano rispettare, ad anni alterni, i criteri della simmetria, dell’alternanza di forme e di colore, di minimalismo o di barocca esuberanza.
Seguiva una parata di conte, di tabelline, di metri, centimetri, millimetri, di divisioni e moltiplicazioni, di calcoli incomprensibili, per lo meno a me che nelle settimane precedenti il grande evento non ero altro che il “Mi innervosisci”.
Calcolava in modo precisissimo ogni quantità di cibo da cucinare e quindi da acquistare, prevedendo la percentuale di porzioni in più per i “bis”.
Credo abbia ideato equazioni in grado di quantificare i “bis” distinguendo tra antipasti, primi, secondi e così via, che tenessero conto dell’apporto calorico, di proteine e carboidrati.
Sceglieva con cura anche la colonna sonora. Ogni anno ci doveva essere un sottofondo musicale che doveva abbinarsi alle portate e che doveva però lasciare i giusti spazi alla conversazione.
A tavola dovevamo sempre essere otto. La cosa mi sorprendeva perché in realtà Anna era una fanatica dei numeri dispari. Il nostro tavolo della sala da pranzo, però, a suo dire, non poteva che avere otto commensali.
L’anno prima che mi lasciasse fu una tragedia perché sua cugina Sonia, che ogni anno trascorreva il Natale con noi, decise di partire per una crociera, ma lo comunicò troppo tardi per poter invitare un altro ospite.
A mia moglie interessava poco il fatto in sé, quello che la fece letteralmente impazzire era quel “sette a tavola” che scombinava tutto il suo matematico Natale.
Sette, manco farlo apposta, è il mio numero preferito.
L’anno dopo, improvvisamente morì, lasciandomi un’enorme eredità che mi consente di vivere in albergo dove dormo da solo o, raramente, accanto a qualche paio di gambe con le quali evito in ogni modo di condividere il pranzo di Natale.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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27 risposte a Il candidato parli del pranzo di Natale.

  1. dorotea ha detto:

    Quanto tempo sono stati insieme prima che lei morisse? Per tutto questo ci vuole una certa dose di sopportazione che nel mio immaginario non supera il primo Natale! Tant’è che a lui è passata anche la paura di dormire da solo…

  2. rO ha detto:

    Il Natale di Anna mi piace. Sono i particolari che talvolta rendono le cose memorabili e la cura nel pranzo di Natale non è mai troppa. Si avvicina!

  3. tuttotace ha detto:

    Potrei leggerti all’infiinito.

  4. tramedipensieri ha detto:

    Una Natale matematico non l’avevo mai sentito prima.

  5. rodixidor ha detto:

    Bello amare una donna pitagorica, esperta di numeri per misurare in cucina e con lunghe gambe da compasso per misurare le notti.

  6. Andreataglio ha detto:

    Sono un po’ sorpreso che lei sia morta, morta e basta. Mi aspettavo un assassinio al punto che sono quasi deluso

    • menteminima ha detto:

      Alla fine ho dovuto abdicare, gestire un omicidio è roba difficile, troppo.

      • Andreataglio ha detto:

        sì, ti capisco: per come l’hai impostato un omicidio è troppo (per me sarebbe stato troppo anche molto meno).
        Però…
        però penso a “la panne”, di Durrenmatt.
        Ci sono omicidi e omicidi, e poi ci sono delle azioni apparentemente scollegate e di nessuna importanza che finisco comunque con la morte di qualcuno, anche se non sono omicidi.

        Secondo me Paolo, anche se non ha ucciso col coltello e la pistola, un po’ di morte sulle mani potrebbe ancora averla…

    • menteminima ha detto:

      Concordo pienamente, non riesco a capire bene ma c’è

  7. newwhitebear ha detto:

    Ricordi di Natale. Però Paolo pare ben contento di schivare il Natale. Mi sa che l’abbia cancellato dal calendario.
    Mi sembra che Paolo abbia superato bene la dipartita di Anna. Non noto nessuna nostalgia dei Natali, che secondo me lo stressavano da morire.

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