Scartavetrare.

Quando da bambina mi facevo male avevo il terrore del disinfettante.
Ai quei tempi si usava l’alcool, quello rosa, che brucia in un modo esagerato. Mia madre lo riteneva il migliore in efficacia e si affidava all’acqua ossigenata solo per i graffi, o le ferite che le sembravano meno gravi.
Per alleviare il dolore passava il cotone imbevuto di rosa e soffiava forte, forte per darmi sollievo.
Io ero parecchio maldestra. La mia non era una propensione al trauma, anzi, la mia natura pavida mi portava alla larga dai potenziali pericoli, ma il corpo spesso non seguiva i miei istinti mentali e la caduta, la ferita, la botta diventavano inevitabili.
Avevo una bici arancione, la Cinzia, che non era altro che la versione economy della Graziella. Giravo per ore con le amiche in sella. Il quartiere era tranquillo, le automobili rare e la strada sotto casa era diritta e larga.
Il gioco spesso consisteva nell’andare senza mani, cosa facilissima, ma ben presto diventò andare tenendo il manubrio incrociando le braccia: mano destra a sinistra e mano sinistra a destra.
Il dolore che provoca l’asfalto è ancora ben presente nella mia memoria e le cicatrici che ornano le mie ginocchia testimoniano la numerosa quantità di cadute provocate in molti casi da quel gioco cretino.
Cadevo spesso a causa delle gambe troppo lunghe diceva mia madre, altrettanto spesso urtavo spigoli, mensole o sporgenze varie per via della poca dimestichezza con un corpo che cresceva troppo velocemente e che non mi consentiva di comprenderne i confini variabili.
Un giorno una caduta in mezzo alla strada mi costò tre punti sul mento. Non avevo calcolato bene l’altezza di un gradino rispetto a quella delle mie gambe e l’asfalto nero e ruvido mi accolse.

Quando cadi per strada strusci le ginocchia sull’asfalto che spesso cede alle tue tenere carni qualche minuscolo e tagliente sassolino che vi si conficca. Quel sassolino va tolto e la carne va disinfettata con accuratezza. La sensazione del cotone imbevuto di disinfettante e strusciato con delicatezza, ma con una certa pressione è come carta vetrata sulla pelle.
A volte, quando sono con te, sento una sensazione simile a questa.
Ma tu hai un soffio così dolce e amorevole e magnifico che mi fa passare il male e la paura.

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Informazioni su menteminima

Metto i baffi così non mi riconosco.
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15 risposte a Scartavetrare.

  1. rodixidor ha detto:

    Hai rievocato situazioni comuni a tutti noi. Io ricordo che fino all’età di 14 anni le ginocchia sbucciate erano una costante permanente per chi andava in bicicletta e non solo. Anche io ricordo tre punti sotto il mento per una rincorsa con successivo incontro con uno scalino. Anche io , come te, ricordo con terrore non le cadute ma le medicazioni successive, tremenda la ricucitura del mento in ospedale mentre dell’impatto con il mento nella caduta non ho ricordo. Anche mia madre come la tua soffiava sulla ferita dopo aver passato l’alcol e lo ricordo con tenerezza perché così facendo ricopriva la ferita di batteri dopo la disinfezione. 🙂

  2. vagoneidiota ha detto:

    Bello rileggerti.
    Hai la capacità di farmi risentire quell’odore che si incunea nelle narici.
    Si allunga fino ad incastrarsi nella memoria; ed associ quel colore, il rosa, inconsapevolmente, ad un acciacco.
    Che poi, non è mai così grave.
    Ma quella traccia, quel profumo, quell’indizio.
    Cazzo.
    I see the sun – incognito

  3. menteminima ha detto:

    Sono così vecchia da avere l’lp, in vinile e da conoscere a memoria tutte le canzoni che contiene.

  4. newwhitebear ha detto:

    Chi da bambino non è caduto? Chi non temeva l’alcol quello denaturato e rosa, che pareva fuoco sulle ferite (non che lo iodio fosse da meno con in aggiunta quei brutti baffi marroni scuri)? Vediamo un po’. Mani alzate non ne vedo. Sei, siamo in buona compagnia. Ho cicatrici ovunque, testa compresa.
    Però la frase finale è illuminante.

  5. lamiastrada67 ha detto:

    Bellissimo. . Sono tornato indietro di quasi 40 anni…

  6. guido mura ha detto:

    Tutti ragazzini, vedo! Mi fate ricordare l’era della tintura di iodio, che guariva le ferite con una velocità oggi impensabile e faceva sparire anche le verruche, altro che crioterapia! E qualcuno ricorda l’era della Valcrema, che faceva maturare e sparire foruncoletti e punti neri in maniera miracolosa, prima che si scoprisse che poteva essere pericolosa per lo 0,00001 % dei soggetti e che perciò venisse tolta dal mercato?

  7. gelsobianco ha detto:

    Come sai aprire il racconto alla fine!
    Bello.
    “À la recherche du temps perdu” di mm.
    Un abbraccio
    gb

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