197.

Stava seduto da più di un’ora sul muro di recinzione. Sapeva di averlo fatto mille volte, ma la Memory non gli concedeva di andare molto indietro nel tempo, di ricordare tutto.
Sentiva un fastidioso formicolio ai piedi.
Continuava a fissare la mano destra. La teneva aperta, poggiata sulla gamba.
Percorreva con lo sguardo le linee che la solcavano, una a una, come per interrogarle, come se potessero offrirgli qualche risposta.
Con quelle mani aveva lavorato tanto, aveva disegnato cunicoli per tutta la vita.

La notizia era giunta la sera precedente. Sarebbe arrivato un nuovo Membro della Comunità, una donna lo avrebbe partorito e a breve si sarebbe conosciuto il nome di chi avrebbe dovuto cedere il posto al nuovo arrivato.

Ancora una volta venne investito dalla sensazione di aver già vissuto quel momento senza averne la certezza della memoria.
Le parole “sempre”, “passato”, “futuro”, “ricordo” gli erano oscure, non poteva dare loro un senso chiaro, definitivo.
Era nato, ma presto aveva dimenticato chi fossero sua madre e suo padre.
Poteva conservare solamente i ricordi necessari alla sopravvivenza sua e della Comunità.
La Comunità era composta da centonovantasette Membri, cento maschi e novantasette femmine tutti adulti. Convivevano in armonia sorretti dal bisogno di vivere insieme e dalla mancata consapevolezza che prima o poi la loro esistenza sarebbe terminata.
La comunità si reggeva su di un complicato sistema di regole, la maggior parte delle quali venivano svelate in particolari momenti per poi tornare nell’oblio per la quasi totalità del tempo.
Ogni Membro aveva il compito di provvedere al mantenimento in vita della Comunità lavorando per il Bene Comune. Il compito inconsapevole era procreare e lasciare il posto al nuovo arrivato quando necessario.

Quel mattino aveva temuto che la femmina che avrebbe partorito il nuovo Membro fosse Ahadi, la sua compagna. Gli pareva di averglielo letto in faccia. Lui sarebbe stato il padre, ma non ne avrebbe potuto avere certezza e comunque ben presto tutto sarebbe finito nell’oblio.
Il nuovo Membro sarebbe stato allevato da chi lo aveva partorito e dalla Comunità. Tutti, arrivata la Maturità Necessaria del nuovo Membro, avrebbero dimenticato ogni cosa legata alla sua nascita e alla sua crescita, sarebbe stato uno di loro, come gli altri. Allo stesso modo non avrebbero conservato alcun ricordo di colui o colei scelto come Membro di Rientro, per loro non sarebbe mai esistito.
La verità della condizione dei Membri si palesava e si manteneva cosciente per pochissimo tempo. Nessuno aveva mai reagito in modo violento a tale rivelazione, o per lo meno nessuno ne aveva mantenuto memoria.

Li avevano riuniti nella Sala Grande, quella al centro dei cunicoli.
La Voce Guida diede loro la notizia offrendo tutte le informazioni necessarie.
Spiegò cosa significasse partorire, nascere e cosa fosse un bambino. Ogni Membro in realtà sapeva già tutto, le parole della Voce servivano solo a rievocare delle conoscenze relegate in un angolo, allo stato quiescente, della memoria.
Poi parlò della necessità di lasciare il posto al nuovo venuto, in modo da mantenere l’Equilibrio perfetto della Comunità. Centonovantasette, il numero dell’equilibrio, non doveva essere alterato.
Li esortò poi a mangiare il Pane e a tornare alle attività quotidiane.

Sargas sul muro di cinta continuava a fissare la propria mano. La Rivelazione lo aveva sconvolto. Per la prima volta si sentiva in pericolo, fragile, spaventato.
Qual era il senso della sua esistenza e quello degli altri Membri della Comunità?
Venne trascinato in un gorgo malefico, una corrente inevitabile, dove nulla era bello, puro, vero, buono.
Provava una pena infinita per se stesso e per gli altri Membri, per la loro condizione.
Centonovantasette Membri che conosceva come conosceva se stesso. Si appartenevano, facevano parte dello stesso organismo del quale ora si sentiva staccato, lontano.

Scese da muro. Il contatto con il suolo roccioso lo risvegliò da quei pensieri. Il formicolio ai piedi che era diventato vero dolore camminando si stemperò.
Era lui il Membro del Rientro, quello che sarebbe stato sostituito.
Si allontanò, per sempre.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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15 risposte a 197.

  1. Ammettilo che sei stata membro di rientro di scientology 😀

  2. rodixidor ha detto:

    La memoria dei numeri primi.

  3. newwhitebear ha detto:

    Un bel racconto senza dubbio e ben articolato. Certo che quella comunità è ben strana 197 un numero casuale. 100 ometti e 97 donnine. Tre ometti a spasso.
    Di incesti ce ne saranno a bizzeffe visto il numero chiuso.
    Pare l’accesso alle nostre malandate università. 😀

  4. Geko Tuttendorf ha detto:

    Non nascondo che é quella che ho preferito fino ad adesso, magari continuassi questa altro che “l’assassino” 😛

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