Sintonia imperfetta.

Era una donna strana, forse stronza sarebbe l’aggettivo corretto.
L’ho conosciuta un paio d’anni prima di sposarmi. Io stavo con quella che sarebbe diventata mia moglie.
Era amica di una mia collega che la chiamava amorevolmente “la ninfomane”.
Aveva una bellezza particolare, poco appariscente.
Possedeva la capacità di parlare direttamente al tuo uccello e le piaceva poterlo fare. Riusciva ad avere diversi “fidanzati” contemporaneamente. Erano storie di sesso, consumato con voracità, fuochi che sapeva accendere e domare.
Stefania, la mia collega, provava una sorta si invidia. Quello che la disturbava era l’assoluto totale controllo che l’amica riusciva a tenere sui sentimenti, le emozioni, il corpo, cosa per lei totalmente ingestibile.
Una sera la incontrai. Usciva con Stefania da Coin. Si tenevano a braccetto e ridevano come due oche. Stefania me la presentò continuando a ridere probabilmente immaginando cosa stesse passando nella mia testa.
Lei mi sorrideva e propose di andare a prendere un aperitivo tutti insieme. Andammo da Ugo, in Piazza. Prima di sedersi andò al banco e ordinò per tutti. Dirigendosi al tavolo tolse l’impermeabile che appoggiò sullo schienale della sedia. Sotto indossava una camicia abbastanza maschile con due taschini all’altezza dei seni. Bevemmo, ridemmo e io immaginai per tutto il tempo di infilare due dita delle mani in quei taschini per stuzzicarle i capezzoli.
Stefania faceva la cretina e fece di tutto perché le invitassi a casa mia.
Avrei preparato una pasta e loro sarebbero arrivate da sole passando prima da Gino a prendere una bottiglia.
Stefania all’ultimo non venne e io mi ritrovai sulla porta di casa lei, da sola.
La feci entrare e non resistetti alla tentazione di toglierle l’impermeabile e di fare quello che per un’ora avevo sognato. Lei mi lasciò fare per nulla turbata. Restò in piedi piuttosto rigida mentre le mie mani da dentro i taschini della camicia le strizzavano i capezzoli. Sorrideva. Mi disse che avrebbe voluto che la scopassi. L’accontentai. Alla fine restammo sdraiati supini sul mio letto. Entrambi tenevamo gambe e braccia divaricati, ma non ci toccavamo. Guardavamo il soffitto.
Cominciò a parlare, quasi fosse una confessione. Raccontò di avere diversi uomini, di tenere a tutti allo stesso modo. Ognuno di loro sapeva che lei aveva un altro amante, ma evitava di dire che l’altro in realtà erano cinque, sei anche sette. Scopava con tutti loro e a tutti sembrava lo facesse con vera passione. In realtà mai aveva goduto, mai con nessuno di loro. L’unica in grado di procurle piacere era lei stessa. Perché gli raccontava tutto questo? Perché al primo sguardo aveva capito che appartenevano alla stessa categoria, allo stesso genere di umanità.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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17 risposte a Sintonia imperfetta.

  1. Aldievel ha detto:

    Tagliente, come sempre… Bel post!
    Buona settimana.

  2. rodixidor ha detto:

    Grande Carmen 🙂

  3. tramedipensieri ha detto:

    Praticamente uguali, stesso ghiaccio fuso

  4. newwhitebear ha detto:

    Mi sa che Stefania avesse organizzato per bene l’agguato. Perché? Per soddisfare il proprio masochismo di non riuscire a scopare chi voleva lei.
    Lui e lei, la ninfomane, sono della stessa pasta? Non credo. Mi sa che la ninfomane ci provasse gusto nel raccontare ai vari amanti sempre la stessa pizza sul perché si faceva sei o sette amanti per volta.

  5. Geko Tuttendorf ha detto:

    Spero almeno che il simpatico Paolo stia raccontando questo fior fiore di memorie a una avvenente badante e che alla fine se la sposi, altrimenti farebbe un pò di tristezza sempre intento a rivangare nel passato… a meno che non sia in punto di morte.
    E’ in punto di morte?

  6. Moralia in lob ha detto:

    Ottimo l’accompagnamento 😉

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