Rifiuto organico riciclato.

Oggi è come il sapore del mattino nella bocca di mister Camel.
È come il perizoma di missis Americano dopo una notte di sesso al Motel con mister Folletto.
Oggi è come l’aroma di conceria di quel serpentario a Bangkok.
È come il gatto che diventa tutt’uno con l’asfalto.
Oggi è l’alone sul cuscino di un letto sfatto dopo che è passata Lei.
Oggi primo di marzo, che è ancora mattina, sembra già una memorabile giornata di merda.
Sono appesa a testa in giù tra i quarti di manzo della macelleria.
Ho un taglio alla gola, profondo ma non troppo. Devo gocciolare lentamente, devo guardare gocciolare via, insieme al sangue, tutta la mia vita.
Devo restare là appesa, inerte, devo assistere allo spettacolo.
Arriva Lui con con tutto l’armamentario da aguzzino.
Non me lo aspettavo così.
Ha una faccia da bravo ragazzo, difficile dargli un’età.
Comincia a parlare con una voce che mi fa tremare le budella.
Sento colare un liquido caldo sulla faccia. Capisco che è piscio, il mio.
Lui ride, si avvicina, con le mani mi afferra per i capelli facendomi girare la testa in modo che possa guardarlo. Apro gli occhi e vengo risucchiata dai suoi. Due spilli neri che si conficcano nei miei. È come una finestra che si apre. Posso vedere tutto, tutto l’orrore, il dolore, l’angoscia, come se tutto il male del mondo mi si mostrasse, si svelasse.
Ora ride, mostrandomi dei denti curati, ma sono tanti, troppi per quella bocca. Temo voglia mordermi, peggio, divorarmi.
La sua bocca è a pochi centimetri dalla mia. La apre per sguainare una orrenda lingua a punta, lunga. La muove, la fa ondeggiare verso le mie labbra. Comincia a leccarle quasi dolcemente. Ho perso tanto sangue, mi gira la testa.
Continua a leccarmi. Le labbra, gli occhi, il collo, si insinua nel taglio. Sento la sua lingua entrare, non so come sia possibile ma la sento nello stomaco.
Poi la sfila e la fa sparire nella bocca.
Riprende a parlare con quella voce che diventa immagini nella mia mente.
Posso vedere tutto quello che è accaduto e accadrà di orrendo al mondo, al mio mondo. Nessuna meraviglia, né cielo stellato, solo un orrendo putrido liquame, solo urla e devastazione, nessuna salvezza.
Mi rendo conto che ho le mani libere, riesco ad afferrarlo per un braccio. È come toccare il buio. Lo supplico di smetterla, di farla finita, di farmi morire.
“Che idiota, sei già morta, e io ho tanto tempo da dedicarti: ho l’eternità”.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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38 risposte a Rifiuto organico riciclato.

  1. rodixidor ha detto:

    Probabilmente ti stai riprendendo. Dopo un paio di post alquanto “insipidi”, salvando però l’ultimo autobiografico che è discorso a parte, ora ritorni alla tua scrittura ad emozione, torni a tirar pugni al plesso solare di noi lettori inermi. Riutilizzi un po’ di materiale tuo già usato (non si butta niente) ma solo come trampolino più alto per tuffarti in quello che ti riesce meglio: il doppio carpiato per tuffarsi nel sangue. Bello.

  2. massimobotturi ha detto:

    come nei migliori incubi

    🙂

  3. tramedipensieri ha detto:

    Questi post sono da leggere al mattino :D:D:D

  4. gelsobianco ha detto:

    Una caduta a volo nell’incubo più “incuboso”, nel sangue più sangue.
    Bello davvero questo scritto accompagnato da una musica splendida
    Ciao, cara mm.
    Sempre molto interessante leggerti.
    I tuoi titoli 🙂
    gb

  5. Geko Tuttendorf ha detto:

    C’é qualcosa che mi porta a pensare che non provi soltanto repulsione verso il fortunato aguzzino.

    • menteminima ha detto:

      Cosa altro proverei quindi?
      Fortunato?

      • Geko Tuttendorf ha detto:

        Eh appunto fortunato, ha dato da pensare anche a me nel senso dopo aver scritto il commento l’ho riletto e non capivo perchè ce l’avevo scritto però poi ho provato a toglierlo e la frase non suonava più bene… tutto qui. Cos’altro proveresti (tu o la voce narrante insomma) non é chiarissimo però si nota dai termini che utilizzi per descriverlo che provi una specie di fascinazione nei suoi confronti. Inoltre pare proprio che tu (o la voce narrante) in un qualche modo senta proprio di meritartelo il supplizio. Figurati.

    • menteminima ha detto:

      Oh certamente! Me lo merito eccome!

    • menteminima ha detto:

      A me la lingua giù nello stomaco

      • Geko Tuttendorf ha detto:

        Lei é “buongustaia” signora (che poi pare il nome di qualche pollo prefritto alla diavola ovviamente) ma io dovrei essere così ricercato da non farglielo notare.

  6. massimolegnani ha detto:

    al di là del tema, questo per me è il tuo post migliore, una delle cose più belle lette sul web. Tensione che regge dalla prima all’ultima parola, scrittura curata (il gatto che diventa tutt’uno con l’asfalto), trama agghiacciante trasmessa intatta a chi legge, condizione che si fa metafora senza perdere nulla della sua terribile portata. E nulla, nè il piscio, nè la lingua immonda, sembra scritto per ottenere un effetto epidermico, ma perchè lì doveva essere.
    ml
    (clap, clap, clap)

  7. newwhitebear ha detto:

    Tornata in forma discreta. Ha torto rodixidor sui post insipidi. Evidentemente li ha letto con un occhio solo e la testa altrove. Non dico in piena forma, perché alcuni post di Paolo sono memorabili ma questo si legge – di giorno, alla sera può provocare incubi – col fiato sospeso in un crescendo di thriller e di paura.
    La morte ride della donna appesa tra i manzi squartati e irride le paure di lei.

  8. pornoscintille ha detto:

    La pietà non è per il diavolo 😉 Mi è piaciuto molto

  9. Andrea Taglio ha detto:

    Non riesco a seguire altri blogger: sono abituato troppo bene qui.

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