Quarantacinquesimo parallelo.

Ci sono persone per ogni specialità o forse sarebbe meglio dire che ogni persona è specialista almeno in una cosa, lei sapeva guidare.
Guidava con pazienza e determinazione.
Divorava chilometri senza mai dare l’idea di essere affaticata.
Cambiava marcia con sicurezza e delicatezza, sembrava comprendere ogni sfumatura sonora del motore.
Sprofondata nel sedile, tenuto indietro per dare spazio alle gambe, mi portava ovunque, instancabile.
Parlava poco, fumava parecchio persa nei suoi pensieri. Io spesso mi addormentavo cullato dalla musica della radio e dal suo prendere la strada.
Un anno andammo ad Amsterdam con l’auto di mio padre, guidò sempre lei.
Io le stavo accanto cercando le indicazioni su una cartina stradale vecchissima che una volta aperta non riuscivo a ripiegare nel modo corretto.
La maggior parte del tempo la guardavo, osservavo ogni centimetro del suo corpo. Lei non se ne accorgeva, salvo qualche rara volta, e allora mi sorrideva e mi chiedeva di accenderle una cicca. Concentrata nella guida era ancora più bella e se parlava lo faceva con una voce ancora più armoniosa del solito. Spesso teneva una mano sul pomello del cambio e stringeva il volante con l’altra. Leggeva i nomi delle città nei cartelli stradali e i limiti di velocità, qualche volta cantava. A pensarci ora, io avrei potuto tranquillamente non esserci, sembrava viaggiasse da sola.
Forse con me lei si sentiva veramente sola o forse sola lo era veramente.
Ora mi viene in mente quella volta che andammo a Torino e facemmo il giro per Piacenza per saltare il traffico di Milano. Passammo sotto un gigantesco cartello che indicava che in quel luogo passava il quarantacinquesimo parallelo. “Guarda dove ti porto!” Disse. Io con lei sarei andato ovunque.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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13 risposte a Quarantacinquesimo parallelo.

  1. tramedipensieri ha detto:

    Io con lei sarei andato comunque…
    Come un pezzo d’auto, un sedile, la ruota di scorta…..giusto per esserci.
    mi pare….

  2. newwhitebear ha detto:

    Qiuel cartello lo ricordo, quando tornavo da Milano. Il nostro Paolo dunque si fida di Lei come guidatrice.
    Diamine è migliore di me che facevo anche cinque o seicento chilometri senza soste. Al massimo per rifornire la macchina.

  3. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 31.08.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  4. massimolegnani ha detto:

    fa effetto quel cartello, come ci trasportasse altrove.
    comunque Paolo per una volta si sottovaluta, la sua presenza in auto era indispensabile, lei non avrebbe guidato così fluida e instancabile senza di lui.
    ml

  5. gelovit ha detto:

    Quel cartello lo vedo sempre quando vado a prendere il vino con mio suocero.
    Non beve vino che non sia dell’Oltrepò Pavese o dei colli Piacentini.
    Lui non si fida molto di come guido. ma farsi accompagnare da me, è l’unico modo che ha per vedere ancora spillare il vino dalle botti.
    Perciò rischia… come Paolo.
    Un po’ di rischio si può correre se ci aspetta un ricordo, un’emozione.

    • menteminima ha detto:

      Io amo il gutturnio
      Non credo che Paolo rischi e nemmeno tuo suocero.

      • gelovit ha detto:

        Sono una frana al volante come in molte altre cose.
        Ho conosciuto la sicurezza che danno certe donne al volante, solo alcune sono come colei che hai descritto.
        Così era la mia prima donna, aveva istinto, riflessi, perizia meccanica.
        Aveva anche occhi verdi che confondevano.
        Anche la bonarda non è male. Preferisco il gutturnio però.

  6. Moralia in lob ha detto:

    L’inizio è sufficiente e completo in se stesso.
    Buona serata M.

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