Ernest, perdono.

È estate da un giorno, ma in stazione, alle 11, l’estate sembra già matura.
I binari sono ben visibili anche da uno dei cinque tavolini fuori dal “Bar Fortuna”.
La proprietaria osserva una coppia seduta al tavolino più all’ombra.
Seduto vicino al frigo dei gelati, poco distante, c’è Salvo.

– Salvo, li conosci quei due seduti là fuori?

– No, mai visti. Ma scusa questo è il bar della stazione, capiterà prima o poi qualche straniero, no? E poi guarda hanno due valigie, saranno di passaggio.

– Stranieri e idioti. Potevano sedersi dentro che almeno stavano al fresco. Ho speso una fortuna per l’aria condizionata. Non fumano, che minchia ci stanno a fare fuori con questo caldo? E ora mi tocca pure uscire che mi viene da sudare solo a pensarci.
Da’ un’occhiata. Non ti pare che lei sia una ragazzina? Che ci fa con quello che potrebbe essere suo padre?

– Oh Maria, smettila e vai a chiedere che cosa vogliono, se devono prendere il treno della mezza hanno poco tempo.

– Corro, corro. Guarda lui, è alto, elegante, deve essere del Nord. Pure lei però mi sembra una del Nord. Guardala è secca, mica mangiano le ragazze del Nord.
Non mi piace come lui la guarda, ora esco voglio capirci qualcosa di quei due.

Esce trascinando i piedi piantati su due grosse gambe, piantate su un grosso culo.

– Oh Salvo, non ci puoi credere!

– Che è successo Maria?

– Quelli, quei due fuori… Due birre! Due birre! Ti rendi conto? Quelli si bevono due birre!

– Maria, che hai? Il caldo ti ha forse dato alla testa? Che t’importa?

– Caro mio, io ho naso per i casi disperati. Credi a me, quei due sono un caso disperato. Quando mi sono avvicinata lei sembrava agitata.

– Perché, che diceva Maria, che diceva da sembrarti agitata?

– Salvo quella straparlava! Orsi polari, parlava delle colline qua davanti, le pietraie, qua.
Diceva che ci vedeva orsi polari.

– Maria, che hai bevuto? E poi che minchia ascolti i discorsi degli altri?

– Io non ascoltavo, loro parlavano. Ho dovuto aspettare bei minuti prima che dessero la comanda. Lui parlava di felicità, di una cosa che andava assolutamente fatta e lei parlava degli orsi polari. Salvo, ascolta me: questa è una brutta storia!
Sai che cosa ho sentito mentre mi allontanavo? Ho sentito lui dire … Aborto …
Ti rendi conto Salvo? Quello là, tutto elegante e raffinato è uno stronzo.
Quello là, l’ha messa incinta e ora la vuole fare abortire.
Salvo, io li conosco a quelli. Sanno essere convincenti.

– Senti Maria, secondo me tu devi finirla di impicciarti e di farti un intero sceneggiato su tre frasi che hai origliato e che hai messo sul cavallo della fantasia. Maria, ascoltami, ora esci, chiedi gentilmente se vogliono altro e li lasci in pace, non li guardi più.

– Va bene Salvo, ora vado, ma, fidati, non sbaglio mai io. Io ho naso per i casi disperati!

Esce nuovamente tenendo un vassoio in mano, ansimando leggermente. Dopo qualche minuto rientra trafelata come se fosse seguita da un orso polare.

– Che ti avevo detto Salvo? Acqua e anice!

– Eh? Ma che c’entrano acqua e anice ora?

– Oh Salvo, non capisci. Quelli vogliono acqua e anice, tanto anice ha chiesto lei. Lo vedi? E’ incinta, ha le voglie, voglia di anice! E poi ho sentito bene il tono di lui. Mentre mi avvicinavo l’accarezzava e le diceva che doveva farlo, ma che lui la amava tanto e avrebbe accettato qualsia sua decisione. Mentiva Salvo, Mentiva. E quella stupida, Dio avrei voluto scuoterla. Quella non gli dirà mai di no, quella è innamorata, schiava.

– Ah ah ah ah Maria saresti una scrittrice meravigliosa, come inventi storie tu nessuno mai! Va’, va’ a portare la comanda che rischi di far perdere il treno a quei due poverini.

– Sei cieco e insensibile come tutti gli uomini. Vado.
Maria dopo poco rientra nel bar.

– E allora?

– E allora mi chiedi? E allora avevo ragione io. Quello ha detto che era tardi, che bevesse in fretta. Lei ha dato due sorsi all’acqua e anice e si è avviata dietro a lui che almeno ha avuto il buon cuore di portarle la valigia. “Va tutto bene, sto benissimo” le ho sentito dire. Sì, proprio tutto benissimo, povera bambina.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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24 risposte a Ernest, perdono.

  1. avvocatolo ha detto:

    Triste… credo…

  2. newwhitebear ha detto:

    Un bel racconto sviluppato con tono e stile adeguato alla storia.
    Peccato non conoscere il resto. Certo che hai reso perfettamente la curiosa di turno che usa la fantasia per costruire le storie inventate.

  3. Andrea Taglio ha detto:

    intrigante: sembra di scorgere una prospettiva per dei nuovi personaggi.
    Maria e Salvo meriterebbero di essere conosciuti meglio… 🙂

  4. Andrea Taglio ha detto:

    e, aggiungerei, anche la storia dei due di passaggio, degli orsi polari e della collina.

  5. tramedipensieri ha detto:

    Mi piace!
    Perché stuzzica la fantasia…

  6. passarelagiornataetc ha detto:

    giusto non capisco il titolo

  7. gelovit ha detto:

    Si ma tu lo hai focalizzato dal punto di vista della ragazza che serve a tavola, e poi mutatis mutandis sicilia con spagna, elefanti con orsi ecc.
    Un buon esercizio…

  8. massimolegnani ha detto:

    mmhm, condivido il titolo.
    sono cattivo? 🙂
    ml

  9. vagoneidiota ha detto:

    Tu sai cosa hai fatto?
    Lo sai vero?
    Perché questa volta sei andata oltre.
    Esagerando.
    Non hai dipinto solo il quadro, limitandoti alla tela.
    No.
    Non ti è bastato.
    Hai strabordato, hai spinto il pennello verso la parete, verso gli uomini e le donne che, quel quadro, lo guardavano.
    Hai colorato tutto. Ogni cosa morta o viva.
    A te non è importato neanche un attimo stare nel limite ed ospitare un contenuto. Mirare alla tela ed ai suoi contorni.
    Figuriamoci.
    Hai voluto prenderti lo spazio ed i respiri della gente. Li hai imbrattati di un giallo arabo ed un azzurro greco. Bagnati di acqua che proviene da un pozzo in cui vive una luna.
    Mostro. Tu sei un mostro.
    Maledettamente vorace. E bravo. Maledettamente bravo.
    Cazzo. Ti detesto.

    In cuffia: Doves – firesuite

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