Testacoda

Accadde proprio così. Si rovesciò tutto. Quello che prima stava sopra si ritrovò sotto, l’olio non galleggiava più e nemmeno la verità più semplice (avevo le mutante sporche) corrispondeva al vero. Insomma tutto cominciò quando tutto era ormai finito. Giacevo sul letto. Sudavo anche a stare immobile. Perché io ero immobile. Non ero legata, nessuna corda o catena, nessuna sconnessione dei motoneuroni. Io ero immobile perché altro non potevo fare. Quando finì tutto, quando il mondo si scucì, la cucitura che lo teneva insieme non riuscì a contenere nulla, proprio nulla. Tutti i pensieri e le parole pronunciate (e pensate) cominciarono a scorrerre inarrestabili, come pisciate  via. Che cosa   avrei potuto fare se non fermarmi completamente, se non arrestarmi forzatamente? Io  capisco ben poco del moto dei corpi, ne ho cavalcati a vanvera pensando che la fortuna fosse dalla mia parte.  Ora basta, ora sto immobile, pronta alla mia nuova vita: cibo per vermi (ha suggerito qualcuno).

Forse continua …

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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22 risposte a Testacoda

  1. intorno ha detto:

    da che parte sta la fortuna?

  2. intorno ha detto:

    le fini sono spesso degli inizi

  3. intorno ha detto:

    And the worms ate into his brain. (Hey You, Pink Floyd)

  4. newwhitebear ha detto:

    la fine segna un nuovo inizio. Ma sarà sempre vero?

  5. massimolegnani ha detto:

    Non so se sono più inquietanti le parole o la foto.
    ml

  6. TADS ha detto:

    apperò, in quasi dodici righe sei riuscita a scrivere un piccolo trattato di psicosociologia, mi stai da sempre simpatica e quindi mi permetto dirti che cadono solo quelli che si appendono, non sono ebreo ma un vecchio proverbio yiddish recita: “stolto è colui che inciampa in qualcosa che sta dietro”, metafora che esprime un concetto base: “vai avanti senza mai voltarti”.

    • menteminima ha detto:

      E io che temevo so trattasse di psicopatologia 🙂
      Non so se condivido, o meglio, capisco il concetto ma credo nella necessità di riguardare al passato, agli errori commessi, accettando anche di essere totalmente imperfetti.
      Ciao e grazie. Un abbraccio

  7. intorno ha detto:

    Quale divinità nei regni della demenza, quale feroce dio generato da lobi fumani di rabbia avrebbe potuto concepire una custodia per anime meschina quanto questa carne.
    Questo insulso tabernacolo destinato ai vermi.
    (Cormac McCarthy, Suttree)

  8. domenicomortellaro ha detto:

    Hai usato anche gusci di cozze per la scultra nella foto?

  9. Paolo ha detto:

    Leggo i tuoi ultimi post. Nudi e crudi. Si parte dal corpo e dalla carne (è nelle tue corde). E forse lì si rimane, forse il tutto (e il niente) risiede lì. Ma c’è qualcosa, qualcosa che sta prendendo forma – oltre il senso della caducità e della fine, pare una metamorfosi (la scultura aliena e kafkiana dell’illustrazione… mi ha evocato Giger…) che passa attraverso il sovvertimento di leggi e percezioni fisiche (notevoli quelle “mutande sporche”). Curioso di vedere se e come proseguirà…

  10. Andrea Taglio ha detto:

    Ehi, Menteminima,
    so che non sono zacchi miei, e che è sano tenere distanze tra la narrazione e il vissuto (quindi quello che appare sui blog lascia i tempi che trova), ma è da un sacco che non scrivi, e gli ultimi toni sono stati preoccupanti.
    Come va? Tutto ok?

    In bocca al lupo, in ogni caso.

    Andrea

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