Per fortuna.

Aveva dei piedi enormi, totalmente fuori misura. Sembrava le avessero messo quelli sbagliati, quelli di un uomo robusto alto due metri. Erano lunghi e larghi. Quando camminava le dita si aprivano quasi a dover conquistare quanto più terreno possibile. Sembrava lo divorassero. Dentro le scarpe, che le duravano integre pochissimi giorni, c’era un continuo movimento, un aprirsi scavare, chiudersi. I suoi piedi erano come i suoi pensieri: una incessante e inutile attività. Il continuo movimento li faceva sudare e lo strofinamento sulle scarpe provocava un tale attrito da dar vita a continue infiammazioni, visciche, calli. Le unghie erano dure e spesse, di un colore scuro come se fossero state pestate da un esodo. Lei cercava di nasconderne la bruttezza usando smalti colorati che pur essendo efficaci per nascondere il colore delle unghie, rendevano i piedi, quando erano nudi, ancora più visibili.

Ma per fortuna era ingrassata talmente tanto che quando stava in piedi il ventre diventato enorme non le consentiva di vederli.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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16 risposte a Per fortuna.

  1. rodixidor ha detto:

    Un tipino che non passava inosservato.

  2. tramedipensieri ha detto:

    “Quando camminava le dita si aprivano quasi a dover conquistare quanto più terreno possibile. Sembrava lo divorassero…”
    Questo pensiero é davvero……bellissimo!

    • Paolo ha detto:

      Piace anche a me. Non il pensiero in sé, in realtà, che mi trasmette una certa angoscia. Ma la capacità che ha di farlo. Così come l’efficacia di quel surreale “aprirsi, scavare e chiudersi”, e i pensieri ricorsivi e logoranti cui si allude poco dopo. E’ la cifra di “mente” questa, a mio parere – non me ne voglia. Il creare immagini a volte fredde, distaccate, taglienti, oppure eccessive, a volte repellenti. Spostare il pensiero, deviarlo, eluderlo. Avvertirlo, ma sottrarvisi all’ultimo, non esprimendolo del tutto, appena prima di farlo – verrebbe da dire. Seppellirlo sotto terra o sotto abbondanti strati d’adipe, va bene uguale: basta non vederlo, liberarsene, almeno per un po’. In questo “movimento”, in questo scarto, che pare un passo di danza, improvviso e potente, o la mossa, lo scatto di una qualche arte marziale, l’atto mentale di una qualche pratica yoga, in questo, e nell’effetto che mi fa, personalmente trovo l’originalità e la bellezza di questi suoi brani.

  3. labloggastorie ha detto:

    A volte è così ovvero ritenere che un pensiero più grande sia capace di nasconderne un altro ma non guardare e non vedere sono due cose diverse.
    La mia domanda però è: di chi è in questo caso la fortuna?

    • menteminima ha detto:

      Non poter vedere credo che a volte sia una fortuna.
      Rileggo e mi accorgo che ho appena scritto una stupidaggine.

      • labloggastorie ha detto:

        Non credo tu abbia scritto una stupidaggine, la cecità non è soltanto relativa alla “vista”. E forse una stupidaggine la scrivo ora io se ti dico che spesso è più difficile perdonare a sè stessi un proprio difetto che perdonare chi non vede un nostro pregio. E certe volte la fortuna non è di nessuno.
        Ti lascio un abbraccio

  4. intorno ha detto:

    Non tutto il male viene per nuocere (il ventre)

  5. newwhitebear ha detto:

    un bel figurino. Due piedi smisurati, un pancione enorme. Una meraviglia della natura, insomma.

  6. Lallib ha detto:

    A piedi estremi, estreme pance

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