Figli delle stelle.

La prima volta che l’ho visto era in mutande e anche io ero poco vestita.
Una stupida festa di carnevale ci aveva fatto incontrare. Io scimmiottavo Marlene Dietrich, lui un improbabile uomo in frac che aveva dimenticato i calzoni.
Sorrideva e mi guardava. In realtà guardava le mie chilometriche gambe, non me.
Le guardava e rideva.
Io invece vidi il suo sguardo e anche la sua risata e me li ricordai.
Lo rividi che era primavera a casa di amici, una bella casa di campagna dove organizzavamo feste alcoliche.
Arrivò con due amici, due stronzi che abitavano vicino casa mia.
Lo vidi e feci di tutto per non farmi notare, non volevo che mi vedesse, avrei voluto essere invisibile. Credo fosse paura, una paura che mi ha sempre accompagnata, quella di essere guardata senza essere veramente vista. Non dovetti restare nascosta per molto, dopo poco lasciò la festa con i suoi amici e qualche bottiglia di vino che avevano deciso di portare con loro come souvenir.
Era uno stronzo, stronzo quanto i suoi amici stronzi.
La terza volta che lo vidi fu l’estate successiva. Lo vidi per una settimana intera. Si aggregò all’ultimo minuto al gruppo con cui sarei andata in vacanza. Una settimana intera a fare l’invisibile sarebbe stata troppo. Decisi di provare a far diventare lui invisibile, a non guardarlo, a non parlargli, a non ridere delle sue battute, a non nominarlo. Ottenni il risultato sperato. Non mi guardò per l’intera settimana e tanto meno mi vide. Riuscii anche a passare inosservata un’intera notte sotto un cielo stellato come mai, sdraiata accanto a lui sulla sabbia ancora tiepida dal sole, cantando sottovoce io, a squarciagola gli altri, “Figli delle stelle”.
Da allora sono passati trentasette anni e non mi ha ancora vista.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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13 risposte a Figli delle stelle.

  1. rodixidor ha detto:

    Perché per una donna se la guardi negli occhi stai guardando lei, se le guardi il culo no? Questa cosa non l’ho mai capita e non chiedo di spiegarmelo.
    Bel pezzo, oramai sei ritornata. Empatia per i personaggi maschili che descrivi, che maltratti, forse solidarietà di genere o solidarietà fra stronzi. 🙂

  2. Paolo ha detto:

    Molto bella questa tua nuova serie di “quadri”, di “istantanee” dell’umano (maschile) bestiario. Piace assai. La tua mano e il bisturi.

  3. newwhitebear ha detto:

    non ho capito se lo stronzo ti interessava o meno. Ma non fa nulla. Il post è veramente bello e di lui non me ne curo. Brava

  4. Andrea Taglio ha detto:

    Di solito una descrizione così finisce con la rivelazione “é mio marito”.
    Aaah, che bello leggerti ☺

  5. rodixidor ha detto:

    Ancora io, volevo aggiungere un’altra considerazione a latere (perché a Google non gli va bene “a latere”, eppure ero così inorgoglito di averlo scritto. Ma …).
    Pensavo che adesso magari critichiamo la musica che ascoltano i nostri figli ma se sapessero di certe canzoni che abbiamo ballato e cantato ci sarebbe solo da andare a nascondersi. 🙂

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