Continuo a guardare.

Mi girai nella direzione che guardava la voce della donna. Sì, era l’uomo per lei, con tutti i nervi nei posti giusti. Un uomo che le consentiva la battaglia, che la irritava se necessario, a volte la faceva soffrire. Lei era una specialista di certo tipo di sofferenza.
Avevano concepito quei quattro figli con la forza del desiderio e della passione, li avevano offerti al mondo. Un dono, il loro. Tutti e quattro, uno dopo l’altro senza il minimo dubbio, solo certezze.
Arrivò con lunghe falcate sulla sabbia calda. Per un secondo incrociai il suo sguardo.
Baciò la bambina che si era tolta gli occhiali, prese un telo dalla borsa che aveva portato la donna e si sdraiò al sole.
Non posso dire che fosse bello, ma tutto di lui rimandava a qualcosa di grande, di divino. Non c’erano sbavature nel suo corpo e lo sapeva. Doveva essere un amante scostante, di quelli che non ti accontentano mai, ma che poi diventano necessari.
“Vado a fare il bagno.” disse con una voce morbida e bassa.
Lei lo seguì. Camminavano uno accanto all’altra. Lui alto e riccio, lei più minuta e nervosa.
Passarono accanto ai tre figli impegnati nella buca, mentre quella che aveva tolto gli occhiali restò accanto al lettino dove fino a un minuto prima stava sdraiata la madre, quasi a sorvegliarne l’assenza.

Fu allora che ti sedesti accanto a me, facendomi spostare un po’ più in là sul lettino.
“Posso sapere a cosa stai pensando?” Io ti risposi sorridendo “Andiamo, ora è tardi davvero.”

Informazioni su menteminima

Metto i baffi così non mi riconosco.
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23 risposte a Continuo a guardare.

  1. rodixidor ha detto:

    Continui a guardare oltre, a guardare dentro. Bel post.

  2. Alessandro Mazzi ha detto:

    “di certo tipo di sofferenza”, senza “un” è voluto?

  3. vagoneidiota ha detto:

    Niente da fare.
    Continuo ad entrare nell’atelier di un vecchio pittore scorbutico che ha il fuoco, l’acqua, la terra, l’aria, tutti infilati nelle unghie.
    Lui, dipinge.
    Dipinge e non si gira neanche.
    Ha la faccia, il corpo, le fattezze di un maleducato.
    Si, certo, si può provare a bussare, provare a sedersi ad osservare, ma è così invaso, selvatico, irascibile, da tenere sempre gli occhi fissi sulla tela mentre la sporca, la inzuppa con colori che non sai neanche da dove cazzo li abbia presi.
    “Da dove li hai fatti venire, vecchio?”
    “Cosa?”
    “Questi colori, da dove li hai fatti venire?”
    “Non so. Dal mare, dalla spiaggia. Da quattro figli. Da un lettino.”
    “Che risposte… ”
    “Che domande.” Si ferma, osserva il quadro, annuisce.
    Cielo, come lo detesto quando annuisce.
    “Mi sono caduti addosso.” dice.
    “Cosa? ” chiedo.
    “I colori.” sussura. “Mi sono caduti addosso.”

    C’è poco da fare. Lo odio. Lo amo.
    Lo odio.

    Love Calls – Darryl James Edit

  4. vagoneidiota ha detto:

    È la tua mente che mi è mancata.

  5. tramedipensieri ha detto:

    Qualcosa di “divino…”….

  6. Sephiroth ha detto:

    Pochi sanno osservare così attentamente. Pochi sanno guardare oltre. Bello il tuo prosieguo. 😊

  7. newwhitebear ha detto:

    il senso del post è racchiuso nella frase finale
    ‘“Posso sapere a cosa stai pensando?” Io ti risposi sorridendo “Andiamo, ora è tardi davvero.”ì
    Tra loro non c’è più nulla solo quattro figli e basta. Non sono pochi ma sufficienti a creare il muro.
    Sempre belli i tuoi post.

  8. massimolegnani ha detto:

    ecco, sul padre mi ero sbagliato 🙂
    ml

  9. menteminima ha detto:

    No, mi sono spiegata male io

  10. Paolo ha detto:

    Piaciuto molto questo racconto in due tempi, a più sbocchi. E’ il non detto che comanda e modifica la realtà. A piacimento.
    A presto,
    Paolo

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