La strada

Tornavamo da una giornata al mare. Guidavi tu perché io con le infradito non so guidare. Avevo i piedi freddi perché sparavi il condizionatore in basso. Stavamo in quell’abitacolo mondo avvolti dal nostro silenzio. Era bellissimo. Facciamo le stradine, dicevi, che c’è traffico. Io annuivo, ma avresti potuto decidere qualsiasi strada perché guidavi tu e io di te mi fidavo.Conoscevo bene quella campagna che sta tra il mare e la città, l’ho attraversata miliardi di volte e conosco ogni sfumatura del fiume che costeggia la strada, dei campi coltivati, del tramonto e della notte fonda. La radio suonava e noi stavamo in silenzio. Io col pensiero anticipavo la strada, tu non so. Ti abbronzavi subito, io no. Pensavo che se ti avessi leccato un braccio avrei sentito il sapore del sale, ma non lo facevo. E allora mettevo la mano sinistra sul tuo ginocchio nudo che era liscio e bello e pensavo che ti amavo.

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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4 risposte a La strada

  1. EnzoRasi ha detto:

    Ci lasci così in sospeso? Non è giusto anche se in genere tutte le vere storie d’amore non vanno a buon fine.

  2. newwhitebear ha detto:

    un bel ricordo di un brutto momento. Si capisce che lo amavi. L’imperfetto mi fa pensare che adesso quel compagno non c’è più.
    Un abbraccio

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