Tipi da spiaggia.

I vecchi sono soli ed egoisti, aspettano di vedere che la morte è toccata prima al vicino di casa, di letto, al compagno di banco, a quell’amore mezzo dimenticato.
La vecchia se ne fotteva altamente degli altri vecchi e dell’amore. Non li invidiava, provava semplicemente pena per loro. Non quella pena che ci accomuna umani, ma quella stronza che sta a cavallo del bivio tra l’indifferenza e il senso di superiorità.
Probabilmente aveva ragione lei. In gioventù doveva essere stata bellissima. Lo era ancora, era una bella vecchia. Forse è meglio non essere mai belli, meglio non fare i conti in quel modo col tempo che passa. O forse resta fissato per sempre nella nostra mente uno schema corporeo dettato da una situazione, un avvenimento, una frase giusta o sbagliata dell’infanzia, o chissà quando, che lo determina. Per sempre, noi, nella nostra mente saremo così. Bassi, troppo alti, esageratamente magri o grassi, belli, brutti, nasoni, culoni. Nulla di questo ovviamente corrisponde al vero, all’ immagine che rimanda lo specchio. Ma che ne potrà mai sapere di noi lo specchio? E poi siamo sempre noi a guardare e quindi a tradire, attraverso una percezione viziata da quell’imprinting cattivo o più raramente generoso. Potremmo mai vedere qualcosa di vero di noi stessi guardando quello specchio?
A quella vecchia dovevano aver detto che era bella e lei si era fidata, ci aveva creduto, aveva fatto sua quell’idea. Si guardava allo specchio e si vedeva bella, proporzionata, attraente. Una da guardare, insomma, da guardare e da desiderare. Probabilmente quell’idea continuava a resistere. Lo si capiva da come si muoveva in spiaggia, dal costume che indossava e che uscita dall’acqua cambiava con estrema naturalezza davanti a tutti. Non lo faceva per menefreghismo, quello che a una certa età o in certe situazioni viene. Lei vedeva bene il suo corpo, non le era invisibile.

IMG_0115

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | 21 commenti

Cercasi burrone disperatamente

Venerdì scorso la bellezza ovunque, non riusciva proprio a nascondersi, non bisognava nemmeno cercarla. Era a disposizione di tutti. Si esibiva quasi volgarmente, quasi come una miss a un concorso di bellezza.
Bastava alzare gli occhi per trovarla nell’azzurro o nel bianco, bastava abbassarli per incrociarla nel giallo tenue.
Era una vera festa, un’epifania per i sensi.
La pelle non poteva che festeggiare per il calore e per il vento fresco, alle orecchie giungeva il suono più dolce del mondo (certamente non come la loro voce).
Tra le labbra il sapore dolce del sale (che è dolce quando sa di mare).
Il vento forte portava anche il tuo profumo.
Oggi la bellezza è morta, è stato un istante, ha perso l’equilibrio ed è caduta in un burrone (quello che vorrei per me).
Nemmeno un urlo. È morta, morta e basta.

IMG_0099

Pubblicato in Uncategorized | 36 commenti

Dune

Una promessa tra le dune.
Sono dovuta andare via e non saprò mai se verrà mantenuta.
Sembra la vita.

IMG_0106

Pubblicato in Uncategorized | 10 commenti

Cerco casa.

Sono fatta di battaglie e agguati.
Scontri senza paraurti.
Sono della materia del disordine e della ragnatela nell’angolo,
delle cose non trovate,
cuscini sudati e divieti di sosta.
Tenetevele pure le vostre case algide, asettiche come sale operatorie,
dove non si vede il sangue ma si sente il tanfo della menzogna.

Pubblicato in Uncategorized | 15 commenti

Tra zero e uno

Tra zero e uno c’è un mondo, come quello che trovi quando alzi un masso in montagna. Io l’ho sempre abitato e vi ho scoperto meraviglie.
Ho passato la mia vita a evitare il primo e a pensare di non meritare il secondo.
Ho costruito un ponte senza attraversarlo mai. Ho dormito sotto, barbona e solitaria, piena di tempo perso.
In quello spazio, tra zero e uno, ho costruito una casa, io che di case non ne ho mai volute. L’ho costruita e lustrata ogni giorno, senza rendermene conto. Ho avuto amore e cura, ho lavorato e poi ho dormito su di un cuscino sudato di fatica che non sapevo di aver fatto.
Ero cieca e stupida, bugiarda e sola.
Ora qualcosa vedo.
Vedo zero e tu sei là.

Pubblicato in Uncategorized | 32 commenti

Luce Ombra

Io sto nello spazio lasciato tra due parole, nella riga di mezzeria, al purgatorio, tra due materassi quando fai l’amore, nella pausa tra il primo e il secondo, nel tempo tra il lampo e il tuono, tra il tic e il tac, la veglia e il sonno, nel bracciolo tra i posti in aereo, sul foglio quando la penna scrive a scatti, nel tasto lungo della tastiera.
Da nessuna parte.

Pubblicato in Uncategorized | 5 commenti

Sangue.

La botta fu così dolorosa da provocarle un conato di vomito.
Il dolore la faceva sempre vomitare. Ogni centimetro del suo corpo aveva un collegamento diretto con lo stomaco.
Come ogni notte si era svegliata intorno alle tre e si era alzata per andare al bagno, al buio, buio totale.
Doveva percorrere tre lati del grande letto matrimoniale, fare un mezzo passo verso destra per non urtare il comodino e uscire dalla porta della camera da letto. Ancora un passo e mezzo in avanti e con la mano sinistra avrebbe toccato la porta socchiusa del bagno. Là uno spiraglio di luce entrata dalle tre righe della tapparella che si chiudeva male l’avrebbe accolta. Ma qualcosa andò storto.
L’urto fortissimo le provocò un taglio lungo e profondo. Il sangue usciva come liberato.
Tornò a letto. Decise che sarebbe morta così, senza una goccia di sangue.

Pubblicato in Uncategorized | 12 commenti

La custodia

La donna che la sa lunga le sta seduta, come ogni volta di fronte, sulla poltrona rossa che la fa sembrare minuscola. È una donna strana, minuscola ed enorme allo stesso tempo, con una voce che sembra uscirle dalle corde del collo per arrivare a quelle di ogni fibra del corpo di chi ascolta.
Quella donna sa di terra e di madre, ma anche di fulmine e battaglia.
Incarna in sé potenza e delicatezza. È come il vento, lieve e feroce, ristoro e dannazione.
Potrebbe sembrare un oracolo, ma non lo è. Non ha verità da offrire, sentenze, categorie.
Va da lei da qualche mese, per mettere un po’ di ordine a certe idee spettinate da alcune storie difficili che le attraversano la vita.
Va da lei, si siede sulla poltrona un po’ scomoda e comincia a raccontare un sacco di storie, un po’ belle, un po’ brutte, un po’ vere, un po’ inventate. Spesso mente, ma so per certo che se partecipasse ai campionati mondiali della menzogna arriverebbe seconda.

Pubblicato in Uncategorized | 12 commenti

Per fortuna.

Aveva dei piedi enormi, totalmente fuori misura. Sembrava le avessero messo quelli sbagliati, quelli di un uomo robusto alto due metri. Erano lunghi e larghi. Quando camminava le dita si aprivano quasi a dover conquistare quanto più terreno possibile. Sembrava lo divorassero. Dentro le scarpe, che le duravano integre pochissimi giorni, c’era un continuo movimento, un aprirsi scavare, chiudersi. I suoi piedi erano come i suoi pensieri: una incessante e inutile attività. Il continuo movimento li faceva sudare e lo strofinamento sulle scarpe provocava un tale attrito da dar vita a continue infiammazioni, visciche, calli. Le unghie erano dure e spesse, di un colore scuro come se fossero state pestate da un esodo. Lei cercava di nasconderne la bruttezza usando smalti colorati che pur essendo efficaci per nascondere il colore delle unghie, rendevano i piedi, quando erano nudi, ancora più visibili.

Ma per fortuna era ingrassata talmente tanto che quando stava in piedi il ventre diventato enorme non le consentiva di vederli.

Pubblicato in Uncategorized | 16 commenti

La nutrice.

Io sono come l’albero, mi faccio il cibo da me. Mi cibo di storie un po’ vere un po’ finte, di parole inventate o che ho immaginato di sentire.
Mi sono nutrita senza metterci tutto l’amore necessario e son cresciuta storta, un po’ grossa, un po’ sottile, delicata e pallida. Ho coltivato nelle occhiaie sguardi evitati o incerti e nelle orecchie, troppo distanti dalla testa, suoni ovattati come dal fondo del mare, come il canto delle balene.
Ho assaggiato di tutto, il dolce e l’amaro, il buono e il disgustoso. Ho scritto ogni cosa in un taccuino che non ho mai riletto. Ho una memoria assassina che cresce sulle dimenticanze di chi mi sta accanto e non sa nulla.
La donna qua davanti la sa lunga, sta seduta sulla sua poltrona e sembra fumi mentre mi dice che sono fortunata perché sono stata tanto amata.
“Che strano.” dico. “Non me l’hanno detto mai.”

image

Pubblicato in Uncategorized | 31 commenti