Un messaggio non è solo un messaggio. *

Dopo aver vissuto sette anni in albergo ho comprato una casa e dopo aver usato mezzi pubblici e taxi per almeno dieci anni ho comprato un’automobile.
La mia vita è una continua vestizione e spogliazione, un’accozzaglia di contraddizioni, compromessi, promesse accantonate o dimenticate.
Ormai mi perdono tutto. Cambiare idea come gira il vento non è una colpa, una leggerezza, una cattiveria, è opportunità che si prende chi come me è solo.
Non mi sono pentito di aver comprato la casa. Alcuni giorni fa riflettevo sui veri motivi che mi hanno spinto all’acquisto e mi è venuto in mente un tizio per il quale ho lavorato quand’ero poco più che ragazzo. Aveva una specie di agenzia. Vendeva enciclopedie, corsi di inglese e di informatica. Era uno degli uomini piú brutti che io abbia mai visto. La sua non era una di quelle bruttezze che generano una forma di compassione e simpatia, la sua era una bruttezza repellente, a guardarlo sentivi una forma di fastidio profondo, quasi una paura di venirne contagiato.
Durante le prime giornate mi portava con sé dai clienti affinché io imparassi le tecniche di vendita. E proprio dai clienti avveniva la trasformazione. L’uomo brutto, quasi repellente, vestito in modo dozzinale si trasformava e diventava un perfetto ammaliatore, un venditore meraviglioso. In pochi secondi riusciva a capire e a entrare in sintonia con casalinghe, studenti, anziani, disoccupati trasformandosi al punto da apparire anche a me quasi affascinante. Vendeva sempre, vendeva a tutti, avrebbe potuto vendere qualsiasi cosa.
Un giorno mi confidò che era diventato così bravo grazie a un libro: “Il venditore meraviglioso”. Dal libro aveva capito che bisognava vendere al cliente ciò di cui aveva bisogno.
Probabilmente anche l’agente immobiliare con me aveva usato la stessa tecnica.
Aveva saputo parlare e ascoltarmi. Aveva capito che io non avevo bisogno di una casa ma di una finestra su un bel panorama. Quella casa era perfetta, avevo due finestre su due diversi panorami. Una finestra si affacciava su un canale che porta in Laguna, trafficato e pieno di vita. L’altra su due alberi. Perché io sono così, sono desideroso di vita, di passione di anime e corpi, di velocità e rasoi, ma ho bisogno anche di un albero a farmi da orologio e a darmi conforto.

* Il titolo era tra le bozze, perché non usarlo?

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Metto i baffi così non mi riconosco.
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20 risposte a Un messaggio non è solo un messaggio. *

  1. rodixidor ha detto:

    Bello. Belli i due panorami, l’albero che è tempo e conforto. Il messaggio è quello pubblicitario secondo me. Bella anche la musica. Buona giornata 🙂

  2. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 27.10.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  3. gelovit ha detto:

    Vivrei a Venezia solamente per il fatto che non si sentono rumori di automobili.
    Comprare una casa sul canale ed allo stesso tempo comprare un’auto mi sembrano cose antitetiche.
    Il dinamismo del canale e le radici dell’albero, andare o restare saldamente ancorati.
    La casa è un posto dove tornare, per i marinai sfiniti e per chi ha deciso che è tempo di accettare e di fermarsi.
    il messaggio non è solo un messaggio, molte volte dietro le parole c’é la nostra anima che danza.
    ma quasi nessuno riesce a vederla…

  4. vagoneidiota ha detto:

    Mi fermo qui, proprio qui, e mi pare di cadere da quella finestra sul panorama.
    Quello squarcio di cui non si può fare a meno.
    Mi sembra di vederli quegli alberi da un lato, il canale dall’altro.
    Ed in mezzo, una canzone di Nicolas Jaar che passa, come nella canzone, da un lato all’altro. Tra le fughe di doghe in legno. Nell’odore stantio di tabacco fresco.
    E quegli occhi, i tuoi, quei maledetti occhi che guardano acqua e nulla.
    Cazzo.
    Guardo in alto e vorrei essere nel riquadro di quella finestra. In quel cazzo di casa comprata per un sogno.
    NICOLAS JAAR – WHAT MY LAST GIRL PUT ME THROUGH

  5. Andreataglio ha detto:

    2 cose,
    la prima è ripetitiva, ed è quanto mi piacciano i tuoi scritti e come certe tue intuizioni mi calzino più di quanto io stesso sapessi prima di leggerle.
    Sei inquietante da questo punto di vista.

    la seconda è sul titolo: girava in rete un arguto giochino in flash, Papaparolibero (de Lamolleindustria), divertente e scherzosamente blasfemo come piace a me, che permetteva di comporre con un papa alzhaimeritico dei messaggi scegliendo parole a casaccio dentro a nuvolette paciose.
    Molti si sono cimentati con risultati brillanti, ma il mio preferito aveva composto un messaggio nello stile di un Papa Umberto Eco, e recitava:
    Il male è il male
    il bene è il bene
    il messaggio è il messaggio

    • menteminima ha detto:

      Grazie Andrea sei sempre generoso.
      Io credo che Paolo sia come me, un ometto senza particolari qualità, modesto in tutto, mediocre. Ha solo la capacità di riuscire spesso a guardarsi con disincanto, senza pretese e senza pudore.
      Bello il giochino!
      Ciao.

  6. massimolegnani ha detto:

    guardo fuori dalla finestrella della mia mansarda, guardo la collina, il bosco che ingiallisce, il castello al sole, e sì comprendo appieno il bisogno di Paolo, una casa è una finestra.
    ml

  7. Geko Tuttendorf ha detto:

    molto bello anche il titolo

  8. newwhitebear ha detto:

    venditori si nasce e non è sufficiente un libro. Senza avere nel DNA l’arte di vendere, i libri servonoa poco. Paolo si dovrebbe tranquillizzare. Visto il panorama è facile innamorarsi di una casa. E’ capitato anche a me.

  9. tramedipensieri ha detto:

    Il desiderio di essere capiti oltre l’oggetto necessario. La casa è uno sguardo sul nostro io che è diverso per ciascuno…
    Bellissimo l’aiuto esterno, prezioso

    Sempre belle le tue riflessioni, bella ti

    B domenica
    .marta

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